Le più antiche notizie di festeggiamenti civili per la festa del patrono di Camerino San Venanzio, risalgono al XIII secolo, e si riferiscono a luminarie, a offerte di ceri ed altri oggetti, all’accensione di un grande fuoco nella piazza antistante la Chiesa dedicata al Santo la sera della vigilia della festa patronale, e nel giorno 18 maggio a corse a cavallo e a piedi, a giostre, gare ed esibizioni di abilità. Le manifestazioni civili nel giorno della festa erano quattro.
Il
primo gioco era una corsa a cavallo, che prendeva le mosse da un luogo fuori
città che ancora oggi si chiama “Le Mosse” e si concludeva davanti la chiesa di
Santa Maria in Via, ove era issato un pallio di seta del valore di venticinque
scudi, prezioso premio per il primo arrivato.
Dopo
aver fatto partire questa prima gara il magistrato del Comune si spostava da Le
Mosse salendo verso la piazza San Venanzio per dare il via al secondo gioco: la
Corsa alla Spada, che prendeva le mosse dalla piazza della chiesa di San
Venanzio, dove attendeva chi voleva partecipare, a piedi, alla corsa alla
spada, che, issata a lo cantone de Nostra Donna Santa Maria In Via, era il
premio per il primo arrivato: un prezioso oggetto utile e ricco di significati
simbolici.
Il
terzo gioco era una gara a cavallo, consistente nell’infilare in corsa con la
lancia un anello d’argento, appeso all’angolo del palazzo dell’Arengo, oggi
palazzo arcivescovile, dopo una corsa in leggera salita dall’imbocco
dell’attuale via Roma.
La
quarta e ultima manifestazione non era a libera partecipazione popolare come le
altre, ma era riservata alla noblesse locale che, praticando per dovere di
status il mestiere delle armi, dava pubblica dimostrazione della propria
abilità nel muoversi con la lancia contro un saracino, che disarcionava
l’incauto che fallisse con la lancia il bersaglio, e che girando su se stesso
colpiva con la mazza ferrata chi non fosse veloce ad abbassarsi per schivare il
colpo; tutto ciò in un tripudio di armature, livree e gualdrappe.
Nella
tradizione cittadina non hanno subito interruzioni né la frequentazione della
chiesa che custodisce le reliquie del Santo martire Venanzio nel giorno della
sua festa, né l'accensione del focaraccio nell’antistante piazza la sera della
vigilia; i giochi, invece, si sono tenuti fino all’unità d’Italia.
Nel
1982 per la prima volta viene proposta la rievocazione storica della luminaria
che il 17 maggio processionalmente conduce all'Offerta dei Ceri e della Corsa
alla Spada, e da quell’anno la città, nel mese di maggio, inizia un viaggio a
ritroso nel tempo, fino al periodo d’oro dei Varano.
È un
susseguirsi di riti, cerimonie, dall’offerta dei ceri all’accensione del grande
focaraccio propiziatorio, dalla corsa alla spada al palio degli arcieri, dagli
spettacoli di musica antica all’apertura delle taverne negli angoli più
suggestivi del centro storico e poi convegni, mostre, degustazioni, animazioni
per bambini...
Le
gare sono oggi strettamente legate all'antica organizzazione della città e del
territorio in tre parti: il Terziero Di Mezzo (i cui colori sono il verde e
nero, con l'emblema del ceppo appeso a una corda), il Terziero di Muralto (i
cui colori sono l'azzurro e il bianco, con l'emblema del covone di grano) e il
Terziero di Sossanta (i cui colori sono il rosso e bianco con l'emblema della
colomba sui tre monticelli).
La
sera del 17 maggio, vigilia della festa del Patrono, muovono dalle rispettive
sedi separati cortei che, in sfarzosi costumi d'epoca, al lume delle torce, con
vessilli, chiarine e tamburi, passano per le vie del centro medioevale,
interamente pavesate di drappi e stemmi per condurre nella Basilica di San
Venanzio ove ha luogo la cerimonia dell'Offerta dei Ceri alla fabbriceria della
chiesa. Seguono nella piazza antistante la lettura del bando della Corsa alla
Spada e Palio e l'accensione del Focaraccio, tra squilli di trombe e rullo di
tamburi.
La
gara si svolge su un percorso di 1130 metri, dal piazzale antistante la
basilica del Santo fino alla chiesa di Santa Maria in Via, un percorso che
mette a dura prova la resistenza degli atleti perché inizia in ripida salita,
attraversa un breve tratto in pianura e si conclude un leggera discesa, sul
fondo irregolare dei sampietrini. Premio di questa competizione è una spada,
simbolo per eccellenza della cavalleria e dei grandi capitani di ventura come i
Varano, issata sull’angolo della chiesa di Santa Maria in Via. Proprio per
queste caratteristiche uniche è stata riproposta fin dalla prima edizione.
Protagonisti di questa gara sono trenta atleti, dieci per ogni Terziero, mossi,
ieri come oggi, da una grande passione per l'atletica e per la propria città,
attratti da una competizione che più delle altre è sentita e accende rivalità.
Se al vincitore spetta in premio una spada, da impugnare e alzare al cielo tra
gli applausi della folla festante, alla squadra più forte spetta il palio, un
drappo di velluto ricamato, da custodire fino all’anno successivo. Nel
pomeriggio della corsa si snoda per le vie principali della città il fastoso
corteo del Palio, composto da oltre 500 figuranti tra dame, cavalieri,
armigeri, musici e sbandieratori.


